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1850, sommossa contro la tassa sul macinato: cento arresti a Spoleto

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Cento arresti a Spoleto il 27 luglio 1850 da parte della polizia pontificia. La causa fu una vera e propria sommossa popolare  “suscitata per opera di campagnoli nella provincia di Perugia contro la riattivazione della tassa sul macinato”, riferiva una lettera spedita dal Commissario pontificio straordinario per l’Umbria e la Sabina, Arcivescovo di Metilene, al Ministro di Grazie  giustizia del governo pontificio.

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A Spoleto, però, la questione si era presentata più ingarbugliata, e grave. La gente in piazza era molta e molto rumorosa. La polizia pontificia intervenne massicciamente  “catturando cento individui, ridotti poi a soli 51”. Molti degli arrestati, insomma erano stati rilasciati nel giro di poche ore, ma gli altri “campagnoli” – come li definiva il commissario pontificio nel suo rapporto – avrebbero dovuto essere processati.

Quello stesso giorno il Commissario pontificio inviò la lettera con cui informava il Ministro sulla causa che si voleva rigorosa.Ma siccome la burocrazia è burocrazia e siccome non sempre la giustizia è rapida, passarono alcuni mesi e si arrivò al 24 marzo 1851, prima che il Ministro decidesse di inoltrate il papier al Segretario della Sacra Consulta arricchendolo di una “Relazione per l’udienza di Sua Santità” per proporre il rinvio del processo al Tribunale supremo della Sacra Consulta.

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