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1854, ghigliottinato giovane scultore di Foligno

1854 Pellegrino Rossi
L’assassinio di Pellegrino Rossi

Il 22 luglio 1854 moriva decapitato dalla ghigliottina del governo pontificio, Sante Costantini, folignate, scultore di 24 anni. Era stato condannato a morte il 2 maggio perché giudicato colpevole di complicità nell’assassinio del conte Pellegrino Rossi, avvenuto a Roma il 15 novembre 1848.

Pellegrino Rossi, ex ambasciatore di Francia presso lo Stato Pontificio, era stato incaricato da Pio IX di formare un nuovo governo, per porre fine ad un periodo politico turbolento, quello nel 1848 portò a manifestazioni rivoluzionarie in mezza Europa, e che vide Pio IX al centro di speranze, attenzioni, condanne politiche. In qualità di primo ministro, Pellegrino Rossi si recava quel giorno a Palazzo della Cancelleria sede del Consiglio dei Deputati per annunciare la composizione del suo ministero. Era il 15 novembre, giorno in cui era fissata, alle ore 13, la prima riunione della stagione invernale del Consiglio. Lo avevano avvertito che sarebbe stato contestato ed infatti sulle cale mentre si accingeva ad entrare nel palazzo fu circondato ed aggredito da alcuni giovani, una cinquantina, che indossavano la divisa del corpo di volontari che dallo stato pontificio erano andati a combattere per la prima guerra d’Indipendenza. Circondato, Pellegrino Rossi fu dapprima aspramente insultato, poi comparve un pugnale che lo colpì due volte alla gola. Agonizzante, Rossi fu portato nell’appartamento che al primo piano del palazzo era occupato dal cardinale ternano Ludovico Gazzoli il quale, tra l’altro era un fiero oppositore di qualunque novità costituzionale e quindi del primo ministro incaricato.

1854 Pellegrino Rossi
Pellegrino Rossi

In effetti – ma il Gazzoli non c’entrava assolutamente ed anzi si prodigò nei soccorsi – quello di Rossi fu un omicidio per alcuni versi misterioso. Il programma di governo che egli aveva annunciato scontentava un po’ tutti: i liberali radicali che si aspettavano qualcosa in più sul piano delle concessioni democratiche; i reazionari per l’esatto contrario; i patrioti. E che si trattava di una questione ingarbugliata fu dimostrato anche dalle difficoltà delle indagini. Una prima istruttoria, aperta il giorno steso del delitto, fu chiusa pochi giorni dopo. Ci si riprovò nel 1849, ma la sorte fu la stessa. Fino a che nel 1853 furono rinviate a giudizio sedici persone che avrebbero organizzato e partecipato al complotto. Tra loro due furono condannati a morte perché giudicati autori, in complicità tra loro, materiali del delitto: il tenente dei volontari Luigi Grandoni e il giovane folignate Sante Costantini.

La sentenza fu emessa il 2 maggio 1854. Il 22 luglio salirono sul palco della ghigliottina innalzata in via de’ Cerchi a Roma. Mastro Titta, il boia,  alle 6 e un quarto – come stabilito – eseguì la sentenza.

  • Giulio Andreotti, “Ore 13: il Ministro deve morire”, Superbur 1991
  • Giorgio Candeloro, “Storia dell’Italia moderna- Vol. III La rivoluzione nazionale 1846-1849″. Feltrinelli, 1979