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1958, Festival di Spoleto: il Macbeth di Visconti e il bracciale di donna Alba

Festival di Spoleto

Il Festival dei Due Mondi a Spoleto? Il giorno dell’apertura della prima edizione, il 5 giugno 1958, sul Corriere della Sera l’avvenimento era annunciato così: “Si inizierà a Spoleto il Festival dei Due Mondi originale manifestazione che interessa l’Europa e l’America attraverso la musica, la coreografia, la pittura e la scultura, il teatro di prosa e il cinema. A spettacolo inaugurale è stato scelto il Macbeth di Verdi, direttore l’americano Schippers”- Non immaginavano che l’ “originale manifestazione” sarebbe diventato quel che è oggi.

In platea conti, principi e ambasciatori

festival di Spoleto

Non mancava però l’interesse e a quello spettacolo inaugurale, regista Luchino Visconti, intervenne una folla di personalità di spicco. Il cronista riempì un taccuino pieno di nomi che riferì sul giornale del giorno dopo. “Sono intervenuti – scriveva – gli ambasciatori degli Stati Uniti, Zellerbach, e del Venezuela, Revenga, con le rispettive consorti; il direttore generale [del ministero] dello Spettacolo, comm. Pirro, in rappresentanza del sottosegretario Resta; il prefetto Di Giovanni, la contessa Wally Toscanini Castelbarco, il conte e la contessa Volpi di Misurata, il principe Boncompagni, il principe Colonna, il conte Rudy Crespi, la duchessa Acquarone, gli eredi di Giuseppe Verdi, Carla, Gabriella e Alberto Carrara-Verdi, impresari, artisti, oltre cento critici del principali giornali del mondo e un pubblico elegantissimo, venuto da ogni parte d’Italia e dagli Stati Uniti”.

D’altra parte se Luchino Visconti era il regista,  Direttore d’orchestra e concertatore era “il ventisettenne maestro americano Thomas Schippers”, le scene e i costumi erano di Piero Tosi. D’eccezione gli interpreti, giovani artisti italiani e americani: il baritono Ferruccio Mazzoli, il soprano Skakeh Vartenissian, il mezzo soprano Giovanna Fioroni, i tenori Vitaliano Natali e Angelo Rossi e i bassi William Chapman, Paolo Dari, Antonio Boyer e Vittorio Talozzi. L’orchestra era quella della Società Filarmonica Triestina e il coro quello di Palermo, diretto dal maestro Giulio Bertola.

Dopo il Macbeth di Verdi, la prosa di La serata di gala

Festival spoleto

Una serata di gran gala e un grande successo. Il giorno dopo il 6  giugno 1958 l’appuntamento clou fu con il teatro di Prosa. Al Caio Melisso andò in scena “La luna degli Infelici”, dramma in quattro atti di Eugene O’ Neill recitato in lingua inglese. Un altro successo e il teatro Caio Melisso affollato. Ma non tutto filò liscio. Almeno per donna Alba Buitoni che quando a fine spettacolo cominciò ad applaudire senti il polso stranamente leggero: era spartito il “braccialetto” d’oro che indossava. Un gioiello del valore di dodici milioni di lire. Fatto presente che a valori di oggi corrisponderebbero a circa 165 mila euro, era roba da far attraversare da un’ombra anche la serata di donna Alba. La quale, rifugiandosi nell’estrema speranza di essere stata distratta, mandò l’autista a casa a Perugia a controllare se avesse dimenticato di indossare il prezioso gioiello. Ma niente. Non le restò che presentare denuncia di smarrimento, quella sera stessa, ai carabinieri di Spoleto.

Imprevisti e cronache alla Elsa Maxwells

Mentre riferiva che a Spoleto si aggirava Elsa Maxwells , “la pettegola di Hollywood”, il cronista di casa cercava di fare la sua bella figura riferendo altri piccoli guai capitati a margine del festival. E così raccontava che l’ Arlesienne, il secondo dei drammi nel cartellone della prosa, rischiava di essere rinviato per un banale incidente capitato al regista, Raymond Rouleau: s’era preso un colpo di sole mentre stava sdraiato sul lettino nel giardino dell’Albergo del Matto, dove alloggiava; che un attore americano, giunto a Spoleto nella speranza di vedersi affidato un ruolo qualsiasi, era rimasto “disoccupato” cedendo ad una crisi isterica al cospetto del maestro Giancarlo Menotti, che lo convinse ad accettare i soldi per comprarsi il biglietto aereo di ritorno negli Usa. Ed infine ci fu la rocambolesca vicenda del “gruppo di ballerini negri” – raccontava – che giravano per  Spoleto con una carrozzella presa a noleggio e che erano oggetto dell’interesse di numerosi fotografi: un flash di qua, un altro di là, tutti quei lampi fecero imbizzarrire il cavallo, che, evidentemente spoletino, non era abituato. Il cavallo si agitò e si lancio di gran corsa, travolgendo qualunque cosa e chiunque trovasse davanti. Ma non ci furono danni né feriti. Forse, per far colpo sulla Maxwell –famosissima collega americana – il cronista aveva leggermente calcato la mano. Ma è da capire.