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1965, davanti al giudice 367 operai di Papigno

Il 22 marzo 1965 il giudice istruttore presso il Tribunale di Terni, Manlio Nico, cominciò a fare uno di quei lavori che non finiscono mai, noiosi, ripetitivi. Quel giorno infatti interrogò i primi tra i 367 dipendenti della “Terni” che erano stati denunciati dalla direzione a causa di un’occupazione dello stabilimento di Papigno verificatasi in giorno di Ferragosto del 1961. Perché un ritardo di quasi quattro anni? Il fatto fu che fu prima necessario risolvere un conflitto di competenza tra la Pretura e la Procura della Repubblica per cui fu necessario arrivare fino alla Corte di Cassazione che riconobbe il diritto a procedere della Procura .

Lo sciopero, nel 1961, era iniziato il 1. agosto. La protesta riguardava il nuovo contratto di lavoro dei Chimici, che era stato sottoscritto da Cisl e Uil, ma non dalla Cgil. Gli operai di Papigno chiedevano che si rivedesse il contratto nella parte salariale e riguardo ad alcune norme in esso contenute. La Terni, nel cui gruppo rientrava lo stabilimento di Papigno, avviò incontri con la commissione interna, ma ben presto ci si trovò in disaccordo al punto che la delegazione della direzione si ritirò, dopo due settimane di trattative. Gli operai decisero di occupare la fabbrica, il giorno dopo: il giorno di Ferragosto appunto. Loro assicurarono che restavano in fabbrica assicurando il funzionamento degli impianti di azoto e ossigeno, ma la direzione li invitò ad uscire, fatto essenziale affinché le trattative potessero essere riprese. Cosa che avvenne, ma intanto la lista degli operai presenti in fabbrica fu inviata alla Magistratura che avviò le pratiche per l’azione penale.