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Acqualoreto e la lapide col singhiozzo

Troppo piccola la pietra che ci avevano lì, disponibile. Però per una lapide poteva andare bene: marmo di quello buono, che a scalpellarlo per incidere le singole lettere non si spacca di sicuro. Un marmo che resta levigato, bello bianco, anche se esposto per anni alle intemperie. Insomma, da farci una bella figura. Sì, poche decine di centimetri quadrati, ma comunque ben visibile, pure da una certa lontananza. E poi alla fine,

su una ,lapide, che devi sciverci? Un poema?
In effetti non ci andava scritto un granché. Solo che colui cui la lapide andava dedicata era nato ad Acqualoreto, e già stiamo lunghetti. Il fatto fu pure che era deceduto a Castel Gandolfo dove ha a lungo vissuto ed operato in un’istituzione che si chiamava (e si chiama) “Casa dei Fratelli dell’Istruzione Cristiana”. ‘Ste cose ce le devi mettere per forza. Poi, il perché gli dedichi quella lapide non lo vuoi dire? E che ti pensano come motivazione? Che era “affezionatissimo” al suo paese natale. Poi, sotto, il luogo e la data ci vanno per forza: Acqualoreto (aridaje) il 6 giugno 2004.

Lo scalpellino, quando ha guardato contemporaneamente alla pietra ed al testo da incidervi, ha sentito piegarsi le ginocchia. Non è svenuto per non far preoccupare troppo i committenti, ma appena sono andati via loro è corso ad odorare la bottiglia dell’aceto.
Il “giovanotto” s’è arrangiato alla bell’e meglio, e la lapide per Remo Andreucci, Fratel Remo, religioso e letterato, autore di numerosi scritti e di altrettanti libri, educatore e piissimo uomo, la lapide l’ha avuta. Ed ora essa è in bella mostra sul torrione del vecchio castello di Acqualoreto, frazione di Baschi, provincia di Terni. L’hanno messa, un po’ da una parte in verità, ma è perfettamente leggibile. Ecco il testo.

A REMO ANDREUCCI
ACQUAL., 14–5–1920∼ C.GAND., 6–6–2003
“FRATELLI DELL’ISTRUZ.CRIST.”
INSIGNE LETTERATO
AFF.MO AL SUO PAESE
ACQUAL. IL 6 GIUGNO 2004

Da letterato Fratel Remo sa che le parole a volte creano complicanze, da uomo pio avrà già capito e perdonato.

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Una risposta a “Acqualoreto e la lapide col singhiozzo”

  1. Ciao,non so se ce l’avessi con chi l’ha scritto o con il fatto che ci sia quell’insegna…dunque…quello che voglio chiederti è se tu conoscessi quest’uomo?!O se prima di scrivere questo aritocolo tu ti sia minimanete informato o meno su chi egli fosse,su quale relazione ci fosse tra lui ed il suo paese nativo o tra la famiglia da cui lui proveniva e le altre che sono restate in questo luogo.Saresti visto che si tratta di un religioso,come minimo potuto andarti ad informare dal parroco o in comune chiedendo il perchè ed il percome ci si trovasse questa lapide. Comunque per ovviare la tua ignoranza in materia ti dirò che Fratel Remo Andreucci era un uomo meraviglioso a cui a Castel Gandolfo,paese molto ma molto più grande di Aqua Loreto,dove appunto lui ha creato il suo ordine ecclesiastico,hanno addirittura dedicato un campo da calcio e una piazza!!Quella lapide che tu dici è stata creata dalla sua famiglia e per affiggerla sono stati chiesti i dovuti permessi.Quando io stessa con mio marito ed i nostri migliori amici andammo a comunicare al parroco don Giacomo,con cui era cresciuto ed era stato in seminario,si senti male ed ebbe un malore,al punto che la perpetua ci cacciò dalla chiesetta!!Mio zio,perchè Fratel Remo Andreucci è il fratello di mia nonna paterna,è stato un uomo di grande levatura morale.Un uomo che si è sempre battuto perchè la fede cristiana portasse la luce della cultura nelle persone tramite l’amore per la natura e per la convivialità,all’insegna della letteratura,del gioco,della recitazione,del divertimento,della convivialità dei pasti e dell’aiuto reciproco tra le persone.Tutto quello che io e molte altre persone sono lo dobbiamo a lui.La famiglia di mia nonna è originaria di Acqualoreto.Un posto di poche anime,ma carino,accogliente e raccolto.E’ stata una famiglia amata e stimata qui.E mia nonna e le sue sorelle per la loro educazione venivano chiamate ”le sorelle mi scusi”.Tutto questo grazie al fratello più grande,appunto mio zio Remo ed alla mia bisnonna,Zefferina,che in tempo di guerra,radunava la popolazione del paesino sotto le pubbliche affissioni e leggeva,donna affettuosa ed acculturata,ciò che doveva essere saputo anche per le persone che non erano in grado di poter leggere e scrivere,senza chiedere in cambio nulla,dava il cibo,le vivande e tutto ciò che le veniva dato dal regime dividendolo con chi più ne aveva bisogno a volte rimanendo anche lei senza e leggeva le lettere che provenivano dai soldati in guerra senza chiedere in cambio soldi.Per questo la famiglia del mio bisnonno era amata nel vostro paesino.Forse a differenza di me che sono sempre stata attenta alle mie radici ed ho sempre chiesto ai miei nonni di parlarmi di chi fossero e da dove venissero avresti dovuto informarti prima di scrivere questo articolo!!!Io sono grata ai miei avi per avermi insegnato la cultura,l’amore per la natura,la fede cristiana e la generosità!!!E sono molto orgogliosa delle mie radici umbre in quanto l’Umbria è davvero un posto meraviglioso paesaggisticamente parlando!!!

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