Buozzi al confino a Montefalco

Buozzi
Buozzi
La casa che ospita Bruno Buozzi al confino a Montefalco

La casa è piccola, proprio una casupola. A Montefalco, si trova sulla sinistra, non appena si arriva. Un portoncino d’ingresso, sulla sinistra; una porta più grande a poco più di un metro (la porta che fu della cantina), sormontata da una finestra chiusa a persiane, e poco più in là una finestrella chiusa con un vetro. Una casa povera, vecchia più che antica, ad uno sputo dalle antiche mura di Montefalco. Davanti, maestosa e con i vitigni abbarbicati all’intonaco, una vite rigogliosa, simbolo di una delle attività principali della città del Sagrantino, che va a coprire quasi la metà della facciata. E poi, visibilissima, la lapide che spiega il perché quella casa è diventata importante.

Quella era la casa di Bruno Buozzi il quale a Montefalco passò i due anni di confino cui era stato condannato dal fascismo, il regime contro cui si è battuto fino alla morte, avvenuta il 4 giugno del 1944, all’alba, a “La Storta”, lungo la via Cassia, a pochi chilometri da Roma. Ad ucciderlo il piombo dei mitra tedeschi. Buozzi, che era tenuto in ostaggio, venne fucilato con altri 13 prigionieri. Una di quelle azioni infamanti compiute dai nazisti in fuga, colpi di coda di un esercito che veniva cacciato dall’Italia.
Un anno dopo, il 4 giugno 1945, a Liberazione ancora praticamente in corso “i compagni montefalchesi _ come è scritto sulla lapide _ memori” apposero la targa che ricorda la presenza nella loro cittadina di Bruno Buozzi, “nel primo anniversario del suo eroico sacrificio”.
In quella piccola casa, modesta, Bruno Buozzi trascorse all’incirca due anni, dall’agosto del 1941 al luglio del ’43. Proprio pochi giorni dopo il 25 luglio ’43 (quando il Gran Consiglio del fascismo dimissionò Benito Mussolini) Bruno Buozzi tornò in libertà. Riprendendo quell’attività per la rinascita dell’Italia che aveva intrapreso per tutta la sua vita dopo che “in questa casa _ si legge sulla lapide _ trascorse pensoso ma fidente il suo confino politico”. In realtà, a Montefalco, i contatti di Bruno Buozzi con la gente del posto _ anche con i “compagni” _ non è che siano stati, sembra, numerosissimi né così intensi. Il personaggio era di grande caratura politica e manteneva comunque, in barba ai controlli ovvi sui comportamenti di un confinato politico, relazioni strette con gli alti livelli dell’antifascismo, per cui _ specialmente di giorno _ la sua presenza a Montefalco era soltanto un’eccezione. D’altra parte si parla _ ancora la lapide sulla casa di Montefalco _ di un personaggio che era stato “deputato socialista al parlamento, instancabile e leonino difensore della classe operaia italiana al cui divenire offrì in olocausto la sua vita”.

Montefalco
La lapide dedicata a Buozzi

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