Fabri, sindaco di Terni che “passò facendo il bene”

Fabri

A Terni l’industrializzazione era già avviata da qualche anno, con la nascita della Fabbrica d’Armi, della fonderia Lucovich, il potenziamento di mole, concerie e segherie esistenti, la realizzazione d’impianti per lo sfruttamento della forza motrice delle acque del Nera. Nell’ultimo quarto del XIX secolo, gli amministratori cittadini avevano decisamente intrapreso la strada della modernizzazione, ma avevano asciugato le casse comunali per una serie d’interventi edilizi in centro e per ospitare consistenti truppe dell’esercito. Si puntava molto, comunque, sull’industrializzazione e sulla stazione ferroviaria che si sarebbe voluta snodo importante dell’Italia centrale; il lanificio Gruber dava occupazione a settecento persone, tra cui duecento donne. Mille erano i dipendenti della fabbrica d’armi. C’erano poi i cantieri delle costruzioni ferroviarie (la linea per Rieti e l’Aquila). Terni registrava, perciò, una forte immigrazione. E non c’erano ancora le acciaierie.  Servivano nuove case e un risanamento igienico di alcune zone del centro, sovraffollate.
Sindaco era, nei primi anni Ottanta dell’Ottocento, Benedetto Faustini. La giunta municipale non brillava per dinamismo, o almeno questa era la valutazione diffusa, a fronte della necessità individuata di un
governo cittadino dinamico, coraggioso, riformatore.

Alessandro Fabri
La lapide che in via Roma ricorda Alessandro Fabri, sindaco di Terni

Faustini fu costretto alle dimissioni e nel 1883 fu eletto sindaco Alessandro Fabri. 33 anni, medico, esponente di spicco della massoneria di matrice risorgimentale e punta di diamante di quella frangia di borghesi i quali trovavano un punto catalizzatore ne ”L’Opinione Liberale”, organo di informazione fortemente influente.

Fabri non deluse le attese. Dette una svolta decisa. Cominciò mettendo ordine all’interno del Municipio, i cui dipendenti – tanto per dirne una – non aveva nemmeno un orario di lavoro da rispettare; proseguì nominando referenti istituzionali nelle frazioni comunali; pose con vigore la questione igienico sanitaria; avviò la realizzazione dell’acquedotto comunale; promosse la costituzione di un consorzio fra Comuni dell’Italia centrale per il potenziamento delle vie di comunicazione; inaugurò la linea ferrata per Rieti ma anche il primo tratto di illuminazione pubblica urbana, in Corso Vittorio Emanuele; avviò – questione non secondaria – la costituzione di una pinacoteca e di una biblioteca.
Una sindacatura significativa ma breve, durata poco più di un anno e mezzo dall’aprile del 1883 al novembre del 1884, quando Alessandro Fabri – che doveva pur campare – vinse il concorso di primario dell’ospedale di Terni diventando incompatibile. Tornò sindaco una ventina di anni dopo, nel 1915, fino al 1918. Un mandato certo non “comodo”, neppure questo: in aggiunta alle difficoltà della guerra, Terni non si fece mancare niente e dovette sopportare anche le conseguenze di uno straripamento del Nera e di un terremoto.
Alessandro Fabri scomparve nel giugno del 1921. Aveva settantuno anni. E’ ricordato da una targa posta, in via Roma, sul muro della casa in cui abitò ed in cui è citata la frase che pronunciarono a Terni nel commemorarlo: “Passò facendo il bene”.

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Fabri, il sindaco che “Passò facendo il bene”