In lacrime per la moglie rapita, ma l’aveva affogata nel Nera

moglie uccisa nel nera

Era la mattina del 20 febbraio 1946 quando Antonio si presentò in lacrime al commissariato: “Sono uscito di casa insieme a mia moglie Concetta che camminava dietro di me, quando ad un tratto mi sono voltato e era sparita. Eravamo

vicino al bivio delle scuole industriali, tra viale Brin e via Lungonera. Ho guardato intorno ed ho visto solo un carretto trainato da un somaro e con uno, anziano, che teneva le redini. sul carretto c’era solo un grosso sacco”. Così sparì Concettina, che Antonio Giacchetta era andato a prendere in moglie a Collestrada, vicino Perugia. L’aveva forse rapita quell’anziano poi “fuggito” sfruttando la proverbiale velocità del somaro?

Moglie buttata nel fiume nera
Terni, il Ponte di Ferro

Antonio e Concettina s’erano sposati nel 1936 ed avevano messo su casa a Terni, la città di lui. Antonio aveva 24 anni, Concettina 27. I primi anni tutto bene, nacquero due bambini… Poi fu tutta colpa della guerra, dei bombardamenti. Concettina, terrorizzata, coi figli se ne andò sfollata a Collestrada a casa dei suoi. Antonio, che lavorava come calzolaio, rimase a Terni. Era la fine del ’43. Antonio, per la verità,  non soffrì la solitudine. C’era Anna Maria, una ragazza di Piacenza che a Terni faceva la domestica in casa di un commerciante che, trovatosi in difficoltà a causa della guerra, la licenziò. La poverina  non aveva dove andare, mentre a casa di Antonio lo spazio avanzava. C’era posto anche per la bambina della ragazza di Piacenza che, poi si seppe, era anche figlia di Antonio. La vita andava via tranquilla tra di loro, nacque anche un altro bambino. Poi, nel 1945, Concettina non si va a mettere in testa che finita la guerra può tornare a casa sua a Terni?
Lei in verità aveva saputo tutto, e anzi aveva deciso di prendere di petto la situazione. Liti e controliti, scenate da paura, e la decisione di separarsi legalmente. Repentina la disgrazia: Concettina sparì proprio la settimana prima del pronunciamento del giudice. Nell’attesa che le pratiche avessero il loro corso, intanto, Antonio le sue donne e tutti e quattro i figli vivevano nella stessa casa. Nemmeno andava tanto male, ma poi quella “turbolenta” di Concettina sbottò e decise di piantare baracca e burattini. Ed era sparita, così, all’improvviso, mentre camminava dietro al marito. Che non poteva capacitarsi, piangeva sempre. A cercar conforto andò persino a trovare i suoceri a Collestrada, ma il padre di Concettina, non appena se lo vide davanti lo foderò di bastonate.
Le indagini non portarono a niente. Antonio fu sospettato, ma non si trovò alcunché a suo carico. Dopo un po’ si trasferì a Roma, con Anna Maria, la piacentina ed i figli avuti da lei, in una casa al Tufello. Sembrava tutto a posto. Ma quattro anni dopo, a giugno del 1950, agenti di pubblica sicurezza bussarono alla porta della casa di Antonio e Anna Maria e li arrestarono.  E’ che il padre di Concettina, nonostante l’indagine fosse stata chiusa, non s’era mai dato per vinto. Continuò per conto suo, a domandare, a cercare testimonianze, qualcuno che sapesse qualcosa o che si fosse trovato su quella strada la mattina del 20 febbraio 1946. La sua tenacia fu premiata. Si trovò un contadino di Terni che testimoniò di aver visto Antonio, con un sacco sulle spalle. Quel sacco, grosso e pesante, era finito nel Nera al Ponte di Ferro.

Dentro c’era il corpo di Concetta. Era stata soffocata nel sonno. Antonio fu il braccio, Anna Maria la mente. La Corte d’Assise di Spoleto condannò all’ergastolo tutti e due.

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