Fiori in omaggio per chi si sposa dal Sindaco

Erano anni “caldi”, quelli dello scontro viscerale tra il Pci e la Dc. Gli anni che vanno dal 1948, sconfitta del Fronte Popolare alle elezioni politiche, e il 1953, l’anno della “legge truffa” con cui la Dc di De Gasperi tenta di assicurarsi una larga maggioranza.

Luigi Michiorri sindaco di Terni

Anni “romantici” di una battaglia politica  in cui ogni occasione è buona per strappare consensi, per farsi propaganda. Se dopo il ’48 l’Italia è “bianca”, l’Umbria è “rossa”. Terni è “rossa”. Terni, anzi, è una delle roccaforti della sinistra in Italia. Nel 1946, quando è stato eletto il consiglio comunale in carica fino al 1952, i comunisti hanno preso il 43 per cento dei voti, i socialisti il 20,7%, la Dc il 18%, il Pri il 15,2%, il Pli il 3,1%. Alla sinistra venti seggi su trenta. Sindaco fu Comunardo Morelli (Pci), sostituito nel febbraio del ’48 da Luigi Michiorri, anch’egli comunista. Fu proprio Luigi Michiorri il sindaco che nel settembre del 1951 avanzò in consiglio comunale una proposta: “Com’è noto – disse all’assemblea – molte coppie di sposi preferiscono celebrare le nozze col rito civile”, per cui si ritiene opportuno che a coloro che vanno a nozze davanti al sindaco quest’ultimo regali, consegnandolo alla sposa, un mazzo di fiori, per offrire alla nuova famiglia “oltre agli auguri un qualcosa di tangibile”. La spesa, ovviamente, dovrebbe essere affrontata dal Comune, specificò Michiorri. Un’ovvietà secondo lui, tanto che si augurava che la sua proposta venisse accolta all’unanimità.
Manco per niente, invece. Su quella proposta si accese un aspro dibattito che, cominciato il 26 settembre del 1951, si concluse l’8 maggio 1952 – otto mesi dopo – con la definitiva bocciatura da parte della Giunta Provinciale Amministrativa, organo di controllo sugli atti dei Comuni. I consiglieri dell’opposizione, democristiani in testa, interpretarono quella proposta alla stregua di uno “spot” pubblicitario, non solo e non tanto a vantaggio dell’istituzione civile nei confronti di quella religiosa, ma più che altro a favore di una posizione ideologica “mangiapreti”. “Quella del sindaco è una proposta strana che non trova alcuna giustificazione”, esordì il consigliere Dc Poliuto Chiappini. “Se non altro – spiegò – perché i matrimoni civili sono pochissimi se paragonati a quelli religiosi”. “Nel 1949 – riferì – a fronte di 582 matrimoni in chiesa solo 14 sono stati i matrimoni in Comune. Ed ancor meno essi sono stati lo scorso anno”, il 1950. Perciò “appare non logico né opportuno usare un trattamento speciale verso gli sposi che non sentono il bisogno di celebrare il rito religioso. Semmai – aggiunse – in base alle regole democratiche sarebbero proprio coloro che scelgono di sposarsi in chiesa ad aver diritto, in quanto maggioranza, all’omaggio del mazzo dei fiori. Comunque – concluse – se il sindaco vuol proprio essere gentile con gli sposi che si presentano davanti a lui nessuno gli impedisce di regalare i fiori, ma deve pagarli di tasca sua».
«A che servono queste lunghe disquisizioni – sbottò l’assessore Mario Giovannini, comunista – tutti conoscono la gentilezza d’animo del sindaco. Oltretutto la spesa è minima». Quindi inutile fare tante chiacchiere e approvare la proposta. «E no – fece eco dall’opposizione il consigliere Raffaele Sampaolesi spalleggiato dal collega Arturo Morganti – Se devono esser fiori che lo siano per tutti. Senza discriminazioni». Anzi, Morganti informò che il sindaco aveva già speso quattromila lire per quattro mazzi di fiori già consegnati. Michiorri, ingenuo, si dichiarò “sorpreso che la minoranza abbia potuto pensare che egli sia stato mosso da chissà quali considerazioni”, e comunque si vota: 15 si, 3 no ed un astenuto (il consigliere Tommaso Romani). Tutto approvato. Ma l’organo di controllo bocciò la delibera: “A parte che si tratta di un ente con bilancio deficitario – specificava nella motivazione – ma la spesa in questione non rientra nei fini istituzionali dell’ente».

 

Fiori in omaggio per chi si sposa dal sindaco

 

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