Foligno 1900: alla processione di S.Feliciano i radicali oppongono una festa patriottica

La Processione per San Feliciano

A Foligno, i partiti popolari, avrebbero voluto celebrare il trentesimo anniversario della battaglia di Digione, quella che vide Giuseppe Garibaldi vittorioso contro l’esercito prussiano. Ma forse era tutta una manovra tesa a far sì che, anche in quel gennaio 1900, fosse impedita la solenne processione in onore del Patrono San Feliciano (⇰).

O almeno di questo furono accusati i socialisti e i radicali da parte dei clericali folignati.

Nel 1900 cadeva, affermarono i rappresentanti dei partiti popolari, il trentesimo anniversario della battaglia di Digione, episodio che vide il successo militare dei Garibaldini, impegnati nella guerra franco-prussiana. Garibaldi era sceso in campo a fianco dell’esercito della Repubblica francese, guidata dal governo provvisorio presieduto da Léon Gambetta. Era la repubblica proclamata dopo aver rovesciato dal potere Napoleone III il cui esercito aveva sconfitto Garibaldi nella guerra in difesa della Repubblica Romana del 1849 e, 18 anni dopo, nella battaglia di Mentana. Garibaldi, che era affiancato dai fedelissimi e dai suoi figli, si era insediato a Digione dopo che la città era stata abbandonata dai prussiani che cercavano di riconquistarla: lo scontro armato durò tre giorni, dal 21 al 23 gennaio 1871. Fu quello l’atto finale di un episodio che vide battersi proprio a Digione gli eserciti in guerra a partire dal settembre del 1870.

Era a fini patriottici, quindi che socialisti e radicali di Foligno volevano celebrare, e perciò “desiderosi di esercitare il più elementare diritto della libertà, chiesero il permesso per una dimostrazione”, riferiva L’Avanti!. Il permesso, però, fu negato in “modo assoluto” dal sottoprefetto di Foligno il quale definì “sovversiva la modalità della dimostrazione stessa perché conforme necessariamente al significato storico della spedizione garibaldina”

I partiti popolari, continuava L’Avanti!, “rappresentati per i socialisti dai compagni Filena Giuseppe e Mario Trabalza e per i radicali dall’on. Fazi e Domenico Benedetti Roncalli si limitano ad enunciare il fatto per mezzo della stampa, in attesa che le violazioni sistematiche di ogni libertà insegnino qualche cosa al popolo nostro”.

La questione, però, era un po’ più complicata. Perché i clericali accusarono i partiti popolari di aver avanzato quella richiesta di effettuare una celebrazione che “mai si era tenuta”, allo scopo di impedire la solenne processione per la festa del Patrono San Feliciano (24 gennaio). Quell’anno 1900, la Curia folignate era riuscita – dopo diversi tentativi fatti negli anni precedenti – a ottenere il permesso per ripetere una manifestazione popolare molto sentita, che non aveva luogo da venticinque anni perché nel 1877 fu sospesa per evitare disordini in una città come Foligno dove l’agone politico era molto acceso ed aspro tra il municipio, guidato da esponenti radicali, ed i clericali.

La “Gazzetta di Foligno”, organo d’informazione cittadino vicinissimo alla Curia reagì: lanciando accuse per niente velate: “Per impedire la Processione, i noti nostri Triumviri fecero istanza al Prefetto per fare una dimostrazione patriottica il 23, supponendo, che siccome in quel giorno si sarebbe fatta la Processione di S. Feliciano, il Governo le avrebbe proibite tutte due. Ma siccome – continuava la “Gazzetta” – la Processione era stata chiesta pel 24, e il pericolo di disordini era evitato, così il Governo dette i due permessi facendo rimanere i Triumviri con un palmo di naso”. Secondo il foglio dei clericali, quindi, il permesso per la celebrazione dell’anniversario di Digione era stato comunque concesso, ma erano stati gli stessi richiedenti a rinunciarvi. Aggiungeva alcune note polemiche la Gazzetta; “Volevano commemorare la battaglia combattuta in Francia dai Garibaldini a Digione nel 1871”, ma “siccome questa dimostrazione fra noi non era stata fatta mai, ciò significava voler cercare proprio un pretesto per far nascere impicci”. Non basta; “La loro dimostrazione volevano farla il 23, giorno solito per la Processione. Perché il 23 se la battaglia di Digione accadde il 20 di Gennaio? Prova di più – commentava la Gazzetta – che essi erano dominati da ben altro sentimento che da quello patriottico. Noi difendiamo le nostre idee in modo più serio, e lasciamo questi mezzucci dispettosi ai ragazzi”.