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Foligno 1919: maxirissa tra militari, due morti e sette feriti

militari
Una delle caserme di Foligno

Spirito di corpo? Forse c’era anche altro tra le motivazioni che provocarono uno scontro sanguinario tra soldati in corso Cavour a Foligno. Uno scontro che provocò due morti e sette feriti.

Accadde la notte tra sabato 27 e domenica 28 dicembre 1919, tra i militari delle due brigate che presidiavano la città: la Brigata Sassari e la Brigata Alpi. Era un periodo “caldo” dal punto vi vista politico e sociale. Era passato un mese dalle elezioni politiche, le prime che si svolsero a suffragio universale (per i cittadini maschi, s’intende) e quelle che che avevano registrato una forte avanzata dei partiti di sinistra,, con la parola “Rivoluzione” che era diventata uno spauracchio per molti, anche in Umbria dove i socialisti avevano ottenuto il 47%.

Tra i militari delle due Brigate poste a presidio di Foligno esisteva una forte rivalità. Quando uscivano dalle caserme non potevano certo fare in modo di evitare di incontrarsi ammesso che avessero voluto scansare liti o scaramucce. In corso Cavour, la strada principale di Foligno la scintilla scoccò ad uno degli inevitabili incontri: si cominciò con parole oltraggiose, e ben presto scoppiò la zuffa, subito aspra e violenta. Alcuni cittadini cercarono di impedire la lite, ma fu impossibile. Avvertirono i carabinieri che intervennero in forze. Intanto però si era messo mano alle armi, erano echeggiati vari colpi. Quando i carabinieri riuscirono a fermare lo scontro a terra, sul selciato, giacevano due uomini feriti a morte: un sergente ed un borghese, un giovane di 26 anni, Ottavio Riccetti, colpito da una revolverata e che sembra fosse stato coinvolto per caso. Il sergente morì quasi subito, Riccetti dopo un tentativo disperato dai salvargli la vita decedette il giorno dopo all’ospedale di Foligno. Altri incidenti tra soldati avvennero in altri luoghi della città. Gli animi erano esacerbati e la città fu molto colpita dalla tragedia, al punto che il lunedì tutti i negozi rimasero chiusi con una scritta sulla porta “Per lutto cittadino” mentre la giunta municipale decideva di provvedere ai funerali della due vittime.

A Foligno arrivò da Perugia il generale comandante di divisione: Il reparto della Brigata Sassari fu immediatamente trasferito da Foligno, seguito dopo poche ore anche da quello della Brigata Alpi. “Pare che si provvederà – scriveva il Corriere della Sera – per un totale smembramento della guarnigione poiché è stato assodato che da tempo i reparti militari subivano le influenze della propaganda sovversiva. Dalle indagini fatte è stato confermato da molti cittadini – continuava il giornale in una corrispondenza da Roma – che tanto i cittadini quanto i militari di altri reparti non vedevano di buon occhio la Brigata Sassari che ritenevano facesse a Foligno servizio di pubblica sicurezza”

sbaraglini deputato socialista umbro
Giuseppe Sbaraglini

Il lunedì sera si svolse la cerimonia funebre. Una lungo corteo accompagnò i feretri attraversando tutta la città. In testa al corteo le bandiere di numerose associazioni “in prevalenza quelle socialiste”, faceva notare la Gazzetta di Foligno che continuava la sua cronaca: “Fuori della barriere di Porta Romana, di fronte al monumento dell’Alunno, l’on. Sbaraglini, Deputato socialista di Perugia, pronunziò un discorso abbastanza misurato, ma nel quale trovò modo di pigliarsela col militarismo e di inneggiare al socialismo”.

Il clero folignate non partecipò ai funerali. In programma prevedeva che il vescovo sarebbe intervenuto per dare l’assoluzione alle salme, ma ciò sarebbe avvenuto “se non si fosse verificato un deplorevolissimo incidente – riferiva indignata la Gazzetta – Non appena nelle vicinanze dell’ospedale giunse il carro funebre vi furono subito dei fanatici incoscienti i quali tolsero la Croce… e vi sostituirono dei garofani rossi”. Niente sacerdoti, quindi.

Intanto alla Camera erano state presentate tre interrogazioni sui “fatti di Foligno”: una dei depoutati socialkuisti Ciccotti e Sbaraglini che, tra la’ltro, chiedevano al ministro della Guerra se non credesse fosse ora di far cessare nelle caserme una propaganda malsana e pericolosa, la quale ha per unico risultato di seminare diffidenze e rancori fra i militari e la popolazione civile e di fomentare un torbido spirito di militarismo, in contrasto con le tendenze e con le esigenze della vita sociale contemporanea”. Una seconda dell’on. Cingolani, deputati dei Popolari, una terza da parte dei deputati sardi Dorè, Sanna , Lissia, Murgia.

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