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Foligno, raid fascista provoca la reazione del papa

san carlo foligno
L’Istituto San Carlo a Foligno

Il deputato Armando Casalini fu ucciso a revolverate sul tram, a Roma. Gli sparò un esaltato, compaesano di Casalini, ch’era lombardo. “Ho sparato per vendicare Giacomo Matteotti”, disse l’assassino che fu subito preso. Era il 12 settembre 1924, periodo di tensione politica in Italia. I resti mortali di Matteotti erano stati trovati giusto tre settimane prima. Alla notizia dell’assassinio di Casalini scoppiarono disordini in varie parti d’Italia, coi fascisti che si lasciarono andare a ritorsioni e spedizioni punitive. Tra tanti, particolarmente “brillanti” furono quelli di Foligno, che con le loro gesta provocarono le reazioni del Papa, del Re , del gran maestro della massoneria, dei partiti politici.

deputato fascista assassinato 1924
Armando Casalini

Proprio quel 12 settembre a Foligno si teneva l’adunanza generale degli iscritti al fascio locale. Appena arrivò la notizia, loro erano già bell’e pronti a muovere. A far stampare mazzette di strisce di carta con la scritta “Lutto nazionale” ci volle giusto un’ora. Le appiccicarono sulle porte dei negozi che furono fatti tutti chiudere. Anche le fabbriche furono fatte chiudere: tutti fuori, non si lavora per protesta. Quindi comizio in largo Giosuè Carducci e corteo per le strade cittadine cantando inni fascisti. Finito il corteo parecchi erano insoddisfatti. Mancava qualcosa, sembrava di essersi fermati all’antipasto. E allora tutti alla sede della loggia massonica “14 settembre 1860”: non rimase un mobile intero; registri, documenti e tutto quel che c’era di cartaceo servì per un bel falò in piazza. Seconda tappa: la sede del Partito Popolare, che però quell’appartamento di via Palestro lo aveva lasciato. I locali erano vuoti: si dovettero contentare di rompere tutti i vetri e le porte per la grande contentezza del proprietario, un privato cittadino di Foligno. Il Partito Popolare non si rintracciava? C’era il circolo dell’Istituto San Carlo. Come “aperitivo” per strada strapparono il distintivo dell’Associazione Cattolica dalla giacca di un giovanotto e insultarono di brutto un prete. All’istituto San Carlo, poi, si applicarono coscienziosamente massacrando mobili, tende, poltrone, il teatrino interno; frantumando dieci tavoli di marmo e bruciando un pianoforte colpevole non si sa di cosa. Ma il peggio fu considerato lo scempio dei ritratti di una serie di illustri ex allievi e di Pio X, mentre dalla foto di Pio XI, il papa in carica, tagliarono via la testa.
Papa Ratti scrisse al vescovo di Foligno Stefano Corbini: “Ricordati caro fratello che noi sappiamo perdonare – raccomandava – anche coloro che come quelli che hanno agito a Foligno sono …” e via con una serie di specificazioni per niente esaltanti. La lettera fu pubblica e provocò numerose reazioni di condanna dell’accaduto, ivi compresa quella del re.
I massoni, per parte loro, scrissero una letteraccia al cavaliere presidente del Consiglio.