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Foligno1921, due bombe a mano contro i soldati: diciotto feriti

Era il pomeriggio di giovedì 24 marzo 1921, il giovedì santo. A Foligno, all’improvviso, il campanone della torre del municipio cominciò a suonare: prima a storno, poi a martello e quindi di nuovo a storno: comunicava un allarme. “Arrivano i fascisti”, fu il grido tra i giovani socialisti ed anarchici che immediatamente si misero in movimento. La sera prima, a Perugia, c’era stata una sparatoria tra fascisti e socialisti ed uno di questi era ricoverato in fin di vita all’ospedale. Quello stesso giorno Perugia fu l’obiettivo dei fascisti fiorentini ed aretini che, dando man forte a quelli del posto, si resero protagonisti di vari raid. Da qui l’allarme “Arrivano i fascisti” i quali, però, in quel momento erano impegnati a far scorrerie nel capoluogo umbro.

Le autorità, preoccupate per lo scoppiare di disordini, fecero uscire picchetti armati di soldati perché intervenissero a tutela dell’ordine pubblico. Uno di questi picchetti fu oggetto di un attentato: secondo alcune testimonianze furono lanciate verso di loro due bombe a mano che deflagrarono con grande rumore: 18 soldati tra cui il tenente che li comandava rimasero feriti dalle schegge.

Arrivata che fu la notizia a Perugia i fascisti abbandonarono la loro “opera” in quella città e si organizzarono per partire, la mattina dopo, alla volta di Foligno. E stavolta i fascisti arrivarono davvero, e ik campanone non suonò. Erano una trentina armati di tutto punto. Gli stessi di Perugia, anche se a ranghi ridotti. Si diressero verso la sede della Camera del Lavoro, in via Pignattara, che incendiarono. Quindi spararono alcuni colpi d’arma da fuoco contro la sezione comunista e, non contenti, a martellate distrussero , in piazza del Grano, la lapide che ricordava l’anarchico Pietro Gori. Quindi, risaliti sul camion, fecero un giro per le vie del centro cittadino sparacchiando colpi in aria, ma non solo in aria se ci furono alcuni feriti, persone ignare che con i disordini del giorno prima non avevano niente a che fare.