Foligno 1958: commerciante assassinato per rapina

FOLIGNO – Il corpo fu trovato sul fondo del canale della Formella, in mezzo alla melma e alle erbacce.  Era quello di un commerciante di bestiame di Foligno scomparso da casa otto giorni prima: di lui non si avevano notizie dal 24 giugno 1958. Era il primo di luglio quando qualcuno trovò il cadavere.

Si chiamava Fortunato S. e aveva 54 anni. L’avevano ucciso colpendolo più volte alla testa con un corpo contundente. Fortunato aveva cercato di difendersi, come dimostravano varie escoriazioni ed ecchimosi, ma non ce l’aveva fatta.

folignoOtto giorni prima era stato visto in compagnia di un individuo, identificato dagli inquirenti e condotto in commissariato in stato di fermo. Con lui altri due uomini.

Il commerciante sembra avesse incontrato quell’uomo mentre tornava a piedi a San Giovanni Profiamma, dove abitava, dopo aver cenato in un ristorante del centro di Foligno. Lungo la strada aveva chiesto un passaggio ad un conoscente, ma poi aveva rinunciato. Secondo le prime testimonianze, quella sera aveva cenato a Foligno, poi s’era avviato a piedi verso casa.  Qulcuno riferì che Fortunato aveva nel portafogli 350 mila lire. Omicidio per rapina si stabilì. E il giorno dopo si trovarono le conferme: ucciso per rapina, un colpo premeditato e messo a punto da alcuno che sapeva che il commerciante aveva in tasca la somma che per i tempi era consistente.

Fu un giorno di superlavoro per gli agenti del commissariato: interrogarono circa quaranta testimoni. Un lavoro che portò ad accertare che per rubare i soldi che aveva in tasca dopo averlo ucciso gli avevano sfilato la giacca che allora diventava importante ritrovare. Non solo: ma venne alla luce un nuovo particolare: Fortunato, che era separato dalla moglie di dieci anni più anziana di lui, quella sera aveva appuntamento con una donna che vedeva con una certa frequenza, proprio lì, nel luogo alla periferia di Foligno, verso San Giovanni Profiamma dove fu aggredito. Mancava ancora qualche conferma ma gli inquirenti apparivano certi che il colpevole dell’omicidio era già in carcere ed era appunto l’uomo in stato di fermo.