Giro 1931: Guerra primo a Perugia, Binda si ritira

Binda

Fu una tappa importante, quella del Giro d’Italia del 1931, che il 21 maggio, portò i corridori al traguardo di  Perugia, dopo aver traversato l’intera Umbria. Importante perché ricca di colpi di scena, a cominciare dal ritiro di Alfredo Binda, il campione del mondo, avvenuto un chilometro dopo Terni, per proseguire con la vittoria in solitaria di Learco Guerra, e concludere con il passaggio del primato in classifica da Michele Mara a Luigi Marchisio, manco a dirlo alfieri delle due squadre passate alla storia del ciclismo come tradizionali rivali: la Legnano, che poi fu la squadra di Bartali, e la Bianchi, che fu la squadra di Coppi.

Binda
Guerra e Binda nel 1931

Nel 1931 della Legnano era Marchisio, mentre Mara vestiva la maglia biancoceleste.

Era la settima tappa del Giro, la Roma-Perugia, di 247 chilometri. Partenza alle 7 e 30 a Ponte Mivlio, alla presenza di una vera e propria folla.

Il giorno prima, la Napoli-Roma, aveva riservato un altro colpo di scena. Alfredo Binda che guidava la classifica generale già da qualche tappa, cadde durante lo sprint, a poche centinaia di metri dal traguardo che tagliò con un distacco di 1 minuto e 15 secondi lasciando a Mara il primo posto della graduatoria.

Learco Guerra, grande passista, era meno temibile quando la strada saliva e quindi non era annoverato tra i favoriti per la vittoria finale del Giro. Ma sempre del campione d’Italia, si trattava, e non poteva mancare di onorare la maglia tricolore che indossava.

Fattostà che in una tappa che da Roma era arrivata prima a Viterbo e poi ad Amelia in tranqullità, a Narni lungo la salitella che porta dal Ponte di Augusto al bivio per Terni si scatenò la bagarre. Sembrava inspiegabile il perché di tanta agitazione specie da parte di Guerra e dei suoi compagni di squadra della Maino. Ma i corridori avevano visto subito che, dopo cinquecento metri di salita,  Binda aveva messo il piede a terra. Voleva ritirarsi, per i dolori alla schiena, conseguenza dalla caduta a Roma. Lo convinsero a proseguire, ma al rifornimento di Terni passò con cinque minuti di distacco. Un chilometro oltre la città di fermò definitivamente: “Soffro troppo” disse al suo direttore sportivo. Il gruppo dei migliori, intanto, aveva cominciato la salita della Somma, da cui giunse a Spoleto praticamente compatto.

Guerra andò all’attacco a Sant’Eraclio: uno scatto potente e via a testa bassa. A Foligno aveva già un minuto di vantaggio, sette chilometri dopo Foligno 1 e 25. Lungo la strada piatta che portava averso Perugia dette fondo a tutte le sue doti di passista ed arrivò ai piedi della salita con 3 minuti e venti. Ma lui, la salita, non la digeriva benissimo. Per questo aveva cercato di aumentare il suo vantaggio. Ce la fece a tagliare per primo il traguardo, ma dei 3 minuti ed oltre gli restavano solo 34 secondi, quanto bastava per vincere la tappa e fare un balzo in avanti in classifica, visto che per regolamento essendo arrivato solo al traguardo, godette di due minuti di abbuono. Dietro di lui arrivò Camusso (che alla fine quel Giro d’Italia lo vinse) che aveva staccato Canavesi (terzo) Giacobbe, Marchisio. Mara, il primo in classifica dopo la tappa di Roma, arrivò nono , staccato di 1 minuto e 43 secondi da Marchisio che così gli strappò il primato