Gualdo Tadino 1863: spezzata e bruciata la Croce lungo la strada della stazione

Imponente manifestazione religiosa in risposta all’offesa sacrilega

Il fatto avvenne a notte fonda, l’11 ottobre 1863, un mercoledì, a Gualdo Tadino. Lungo la strada di collegamento tra il centro abitato e la stazione ferroviaria c’era un grande croce di legno. Quella notte qualcuno la abbatté, la spezzò e, dopo averla cosparsa di petrolio, appiccò il fuoco.

Veemente fu la risposta dei parroci e dei fedeli non solo di Gualdo, ma anche dei centri vicini. Talmente grave era l’offesa che l’indignazione era generale. Non solo condanna per gli autori del gesto sacrilego, ma anche impegno da parte di tutti per dare una risposta ai malviventi i quali, ovviamente, non furono mai individuati.

Passarono meno di due mesi e il giorno dell’Immacolata (l’8 dicembre) si ebbe la possibilità di riparare “solennemente l’oltraggio irrogato alla Croce da un pugno di vili”, scrisse la Gazzetta di Foligno.

“A tale scopo fu tenuto un corso di Esercizi Spirituali – continua l’articolo della Gazzetta – durante la Novena, predicati dal Padre Camillo Provinciale e Padre Giacinto Passionisti della Stella, che attirarono numerosissimo popolo e condussero alla Comunione Generale circa 2.500 persone”.

Nelle settimane successive alla distruzione della Croce, a Gualdo Tadino ne era stata costruita una nuova: “alta cinque metri, ricoperta tutta di lamiera di ferro, il di della festa campeggiava in mezzo alla chiesa Collegiata”.

Fu una cerimonia di prim’ordine: alla Messa Solenne “vi fu scelta musica del nostro bravo maestro don Bucari; ed il giovane tennore Gioacchino Angeli ebbe agio di farsi ammirare, e mostrare ancora una volta ai suoi concittadini che egli ben corrisponde alla loro  generosità sì pubblica che privata nell’agevolargli lo studio della musica, e che merita di essere soccorso più a lungo”.

Conclusa la funzione religiosa “robuste braccia sollevarono la Croce e la processione, composta da undici confraternite e di tutto il Capitolo e il Clero, sfilò verso la stazione”.

Non senza sacrificio, stando alla cronaca, perché “la cruda stagione invernale, il vento umido e impetuoso, la pioggia e neve che minacciava, il dubbio che la funzione per causa di ciò si rimettesse ad altro giorno, contribuì a rendere più maestosa  la riparazione-protesta”. Il motivo? Nonostante quella giornata di tregenda “la moltitudine accorsa era sterminata. Il Padre Provinciale arringò brevemente sul luogo, perché la stagione non permetteva di trattenersi colà: e tra le rgida di Evviva la Croce fu inalberato il vessillo della Redenzione”.

Si trovò anche il modo di coinvolgere coloro che non parteciparono o non se la sentirono di sfidare i rigori invernali. Per loro ci fu la consolazione di avere un foglio che fu distribuito in città con su scritta “una bellissima poesia di circostanza”.