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Gubbio 1910: cambiali false, parroco in galera

Al parroco di Pisciano, una frazione di Gubbio, piaceva la bella vita. Era un giovane di trent’anni e nonostante l’abito talare e le rendite piuttosto modeste spendeva e spandeva. Come facesse ad avere quella disponibilità economica i parrocchiani lo scorpriromo il 15 giugno del 1910, quando don Girolamo Rosati, nativo di Cantiano in provincia di Pesaro, finì in galera. Falso era l’accusa che pendeva sulla sua testa. Sulla sua e su quella di  un suo coetaneo, Riccardo Ambrogi, giovane di studio presso un notaio eugubino ed ex compagno di scuola del prete.

Ricorreva a prestiti, il parroco, per mantenere il tenore di vita da quasi nababbo che conduceva. Un prestito tira l’altro fino a che si trovò sommerso di debiti. Trovò allora una maniera di procurarsi il denaro. Secondo l’accusa. avrebbe messo in circolazione cambiali che recavano firme di cittadini eugubini conosciuti per la loro disponibilità economica: commercianti e proprietari terrieri soprattutto. Le cambiali venivano poi scontate con l’aiuto di Ambrogi che, quaificandsi come notaio – sempre stando all’accusa – autenticava le firme.

Il marchingegno, che durava da tempo, fu scoperto quando una cambiale da mille lire destò un qualche sospetto. Si avviò un’indagine giudiziaria e in attesa del processo il prete e il suo amico “notaio” finirono in gattabuia.

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