Gubbio 1910: muore di parto, medici e levatrice assaliti dai parenti

FUGA PRECIPITOSA, INSEGUITI DA UN UOMO ARMATO DI “DOPPIETTA”

Muore di parto e i parenti aggrediscono i tre medici e la levatrice che avevano prestato assistenza alla donna. Al punto che solo la presenza di spirito e la velocità di gambe salvò i quattro dall’ira dei parenti, specie da quella dell’uomo che li inseguiva imbracciando la “doppietta”.

Accadde il 25 luglio 1910 a Padule, una frazione di Gubbio. Il caso si presentò subito complicato per Maria Cirroni che era già in gravi condizioni quando arrivarono, avvertiti dai familiari della donna, la levatrice Angeletti, il medico condotto Lucidi e altri due medici, Procacci e Bondelli, per tentare un intervento. La partoriente, però, fu improvvisamente colta da un attacco di convulsioni, per cui nel giro di pochi minuti morì, nonostante tutto.

Il marito disperato si gettò sulla donna, piangendo e gridando. Nella stanza attigua, amici e parenti della puerpera, cominciarono ad inveire contro i medici che furono avvertiti da una donna anziana che, col terrore in volto, entrò nella camera: “Scappate!” disse loro. E loro accolsero subito il consiglio, incuranti di lasciare lì i loro ferri e gli abiti se la svignarono in men che non si dica. Sbucò dalla porta, un uomo armato di fucile da caccia che cominciò a correre per raggiungerli. Una fuga precipitosa, e lunga, che finì quando trovarono finalmente ospitalità in un’abitazione.

Ovviamente medici e levatrice presentarono poi denuncia contro chi li aveva minacciati e chiesero l’autopsia affinché si accertasse se esistevano o meno responsabilità da parte loro per la morte di Maria Cirroni. Cosa che comunque il marito della donna escluse subito deplorando, anzi, la scena “western” verificatasi.