La guerra, le armi e gli imboscati

officina proiettili
L’officina proiettili alle acciaierie di Terni

“Non è solo con la palestra delle armi e il cimento della propria vita che si può giovane alla Patria”, si leggeva su un manifesto affisso dal Comitato di mobilitazione di Collescipoli nel 1915. Il fine era quello di chiamare tutti a fare la propria parte, ad impegnarsi magari aiutando finanziariamente la famiglia di chi stava al fronte, la consegna di un quadrupede “precettato”, lavorando a maglia la lana distribuita da organismi statali per confezionare ginocchiere, sciarpe, guanti che proteggessero dal gran freddo i soldati sulle Alpi.

Emilio Cianca
Emilio Cianca

Che si poteva fare la propria parte anche così lo illustrano alcuni dei documenti esposti in questo periodo a Terni in una mostra curata dall’Archivio di Stato nella sede di Palazzo Mazzancolli. Ma vallo un po’ a spiegare a chi per anni è vissuto in trincea, sotto il tiro nemico, con la paura del gas; lottando, oltreché contro il nemico, contro il colera e i pidocchi, che anche così si fa la propria parte! Vallo un po’ spiegare, ad esempio, ad uno come Emilio Cianca, operaio alla “Terni”, cresciuto a stretto contatto con ambienti anarchici prima e socialisti dopo; ad un antimilitarista convinto (tutta la sua vita, anche dopo il 1918, sarà vissuta avendo come faro queste idee “rivoluzionarie”). Ad Emilio Cianca che nel 1917 torna a casa – finalmente – in licenza e quando è di nuovo al fronte, quando ricomincia a farsi gomitolo dentro le trincee, sogna e rivede la sua città da cui è ripartito per ricominciare a fare “a schiaffoni” coi tedeschi. Rivede così “le vie zeppe di passeggiatori, di buon temponi, un infinito numero di esonerati, infasciati col fiammante e lussuoso tricolore, vestiti da gran pascià, a passeggio con a braccetto una signorina, la sposa, un amico, ciarlare spiritosamente; beati. Le piazze piene di ogni ben di Dio e di compratori. I negozi di commestibili affollati, i cinematografi, i teatri pieni”, scrive nel suo diario, Emilio Cianca. Quaderni di scuola ritrovati dai nipoti e messi in un libro «Un socialista alla Grande Guerra». Racconta le battaglie, le sofferenze, i sacrifici e affida a quei quaderni le sue emozioni e i pensieri che diventano analisi politica, condanna della guerra e degli interessi che vi girano intorno. Il libro ha avuto una menzione speciale al “Premio Saverio Tutino” a Pieve Santo Stefano: “Operaio elettricista alle Acciaierie di Terni, rimarchevole non solo per la chiarezza e la fermezza delle sue posizioni improntate alla tradizione classista e antimilitarista del socialismo, ma per la ricchezza di riferimenti narrativi alla soverchiante presenza visiva e sonora dei bombardamenti e per le descrizioni accurate, efficacissime della guerra aerea osservata dalle trincee”.
A Terni, e a quella licenza sono dedicati pochi paragrafi: “Da quando tornai dalla licenza ho dormito sempre in un ricovero della batteria, costruito per i serventi ai pezzi – scrive Cianca – È scavato un po’ nella terra, le pareti sono di sacchetti riempiti di terra e il tetto di travi di ferro una aderente all’altra, con uno strato di sacchetti, un po’ di terra sopra… Un soldato, telefonista, mi è compagno. Non siamo soli però, una quantità incalcolabile di topi ci fa compagnia… Una sera, una settimana dopo il ritorno [dalla licenza] andai a letto di buonora. Mi svegliai verso la mezzanotte. Per quanto facessi non riuscii a riprendere sonno… ero in dormiveglia. Fu allora che rividi Terni, la vita gaia di essa e in contrasto con lo stato di guerra”. Riferisce dei colloqui, delle frasi che sente: “Quando finirà la guerra? Ma … sarà certamente lunga, durerà l’anno incominciato, si devono soddisfare le aspirazioni nazionali, desideriamo le garanzie reali, dobbiamo premunirci contro eventuali nuove aggressioni. Eppoi … i nostri alleati desiderano anche loro qualche cosa, molto anzi. Dovremo vincere, vincere ad ogni costo, non si può concludere una pace zoppicante, una pace prematura, una pace senza che prima sia schiacciato il militarismo prussiano, perenne minaccia alla libertà d’Europa. La vittoria finale è necessaria e questa verrà, non c’è dubbio, Cadorna è uno stratega, soldi non ne mancano, molto abbiamo fatto, molto faremo … Faremo? Dite piuttosto farete!!”.
Amara ironia quella di Cianca, che non può che chiudere con poche parole che paiono un manifesto antimilitarista: anche noi facciamo, risposero quelli, “Noi cooperiamo  alla grandezza d’Italia. [Costruiamo] I cannoni, i fucili e le bombe …”

©Riproduzione riservata

 

Sulla Grande Guerra vedi anche:

La memoria dei caduti→