1948: in manette sindacalista Federterra latitante

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PERUGIA – Un latitante. Forse considerato pericoloso. Ma che comunque non sfuggì alla morsa della giustizia. Aveva un bel nascondersi a Perugia, Antonio Rossetti, sindacalista di Federterra di Umbertide contro il quale la Procura della Repubblica di Perugia aveva emesso mandato di cattura per i disordini innescati dai mezzadri di Lisciano Niccone i quali reclamavano una revisione dei contratti di mezzadria. Rossetti fu visto a Perugia, però, e finì in manette.

Rossetti, che non era andato a nascondersi in bunker sotterranei o in qualche località in capo al mondo, fu incontrato in piazza Matteotti a Perugia da due poliziotti in borghese i quali lo fermarono. Lui, invece, scappò, inseguito dagli agenti che alla fine lo presero. Era la fine di giugno del 1948. I disordini erano scoppiati, a Lisciano Niccone. Nell’immediatezza del fatto erano stati arrestati il segretario della Camera del Lavoro di Lisciano Niccone, Catani ed altri contadini. Fu una vertenza dura, quella mezzadrile. Il 1928, s’era aperto con manifestazioni e arresti in Umbria e in altre parti d’Italia. Una grande manifestazione di protesta fu organizzata a a Todi il 18 gennaio 1948. C’era stato il “lodo De Gasperi” che aveva suggerito alcuni aggiustamenti nei rapporti tra agrari e contadini, ma i proprietari erano piuttosto riottosi ad adeguarvisi, anche dopo che fu varata una legge ad hoc perché il lodo fosse applicato. latitante

A Todi la manifestazione fu imponente, un lungo corteo con alla testa il sindaco tuderte Giovanni Quadri, ed il segretario della Camera del Lavoro. Puntuale l’intervento delle forze dell’ordine, carabinieri e “celerini”: armi puntate contro gli scioperanti, lacrimogeni, caroselli di camionette. I feriti tra i contadini, al termine della manifestazione, furono più d’uno.
La faccenda non fece che rendere più incandescente un clima già arroventato. Anche perché in quegli stessi giorni erano stati registrati diversi fatti “incresciosi”: come il blocco da parte della polizia di due autocarri su cui alcuni contadini stavano raggiungendo Cannara dove si teneva una manifestazione analoga a quella di Todi; due dirigenti del sindacato erano stati arrestati a Sant’Eraclio, e si parlava di “bastonature” a Foligno e a Montefalco.
Era una lotta dura quella dei mezzadri umbri. Ad Umbertide e Lisciano Niccone s’erano verificati i fatti più gravi, con una denuncia in massa di alcuni contadini accusati di violenza privata per essersi presentati nelle case degli agrari al fine di convincerli, in verità con maniere piuttosto spicce, a sottoscrivere il “Lodo” che prevedeva – tra l’altro – un adeguamento del contratto mezzadrile con una quota in più da corrispondere a chi sulla terra buttava il sudore e l’anima. Il 16 gennaio, proprio ad Umbertide, nel corso di una manifestazione si rischiò lo scontro a fuoco tra manifestanti e forze dell’ordine, motivo per cui la città fu posta in stato d’assedio, negozi, bar e luoghi di ritrovo furono chiusi.
Il sindaco comunista di Todi non fu arrestato, ma fu sospeso dalla carica per due mesi. Il motivo? S’era messo in testa al corteo degli scioperanti ed aveva stigmatizzato l’operato delle forze dell’ordine.