Da sedicente medico a “Santo di Giuncano”, ma era di Stroncone

sedicente medico guaritore

Qualcuno lo chiamò sedicente medico, ma lui non aveva mai sostenuto di essere un medico. Si era limitato a garantire che una signora del quartiere dell’Arcoveggio a Bologna, paralizzata da quindici anni, lui l’avrebbe guarita. E così fu. Una nottata di preghiere e la donna si alzò dal letto su cui era immobilizzata, mangiò e poi scese le scale fino in strada tra lo stupore generale della gente di Arcoveggio che s’era accalcata davanti alla sua abitazione, e che gridò al miracolo. Erano i primi di luglio del 1934. Per giorni all’Arcoveggio non si parlò d’altro e ci fu anche chi riferì di un’altra donna, anch’essa colpita da paralisi rimessa in piedi – è proprio il caso di dire – da quel giovanotto.

Sedicente
Giovannino Leonardi con sua moglie

Uno sconosciuto, il sedicente medico, fino a quando – erano passati alcuni giorni e la curia di Bologna stava studiando l’intera faccenda – non si seppe che il guaritore era Giovannino Leonardi, 24 anni, contadino a Giuncano. Figlio di carbonai sin dalla giovanissima età s’era dedicato alla preghiera e alla meditazione, fino a che prima che si verificassero i fatti Bologna, aveva avuto una visione divina ed era stato esortato a dedicarsi ai malati. Sembra che nel suo curriculum vantasse già numerose guarigioni quando arrivò – non si sa come – a Bologna. Dalla donna guarita era capitato perché una persona che ne conosceva l a fama lo presentò al marito dell’inferma, un macellaio dell’Arcoveggio.

Da allora Giovannino Leonardi fu chiamato “Il santo di Giuncano”, ma lui con Giuncano c’entrava solo perché ci andava a lavorare come contadino. In effetti la sua famiglia era di Coppe di Stroncone, e lui era nato a Colle Giacone il 18 gennaio 1909.

Nel 1938, quattro anni dopo i fatti di Bologna, è “Stampa sera” a riportarlo agli onori della cronaca, raccontandone per intero la storia. Nel frattempo Giovannino ha fatto la guerra d’Africa, al ritorno dalla quale è entrato come operaio all’acciaieria di Terni. Ha anche cambiato casa andando ad abitare a Terni, al Borgo Garibaldi, vicino la basilica di San Valentino.

Nel 1934, la fama acquisita mediante gli articoli dei giornali dopo i fatti di Bologna, avevano reso popolarissimo il “Santo di Giuncano” che cominciò ad essere ricercato da tutti coloro che, disperati, chiedevano una grazia. La vita per Giovannino divenne difficile. La campagna in cui lavorava cominciò ad essere meta di pellegrini: in un solo giorno furono staccati ottocento biglietti ferroviari da Terni a Giuncano. Giovannino si lamentava perché non aveva più tempo da dedicare al lavoro, o per pregare per sé: “Prego continuamente sì – raccontò allo zio Luigi Leonardi – ma per gli altri: per me non ho tempo”.

“Io non faccio grazie, le grazie le fa il signore” diceva . Però le guarigioni che gli si attribuivano erano tante. Prima fra tutte quella di suo padre, che i medici avevano dato per spacciato, e che invece si riprese e tornò sano; a seguire venne la guarigione di Lena, una ragazza di Stroncone che stava morendo di broncopolmonite. Le avevano già dato l’olio santo: Giovannino, chiamato dal padre della giovane, trascorse la nottata in preghiera accanto al suo letto e Lena la sera dopo era guarita.

Certo, i medici rimanevano interdetti. Ci furono indagini tra le quali una promossa dal partito fascista cui Giovannino era “regolarmente iscritto dal 1924, ed in più era camicia nera della Milizia”: il federale, on. Marchini non poteva non indagare. Così dopo pochi giorni arrivarono i carabinieri che lo accompagnarono al manicomio a Perugia, in osservazione.  Lo tennero un mese, poi gli psichiatri decretarono che non era matto. Si rallegrò il cronista del tempo, perché – disse – Giovannino Leonardi potè così rimanere nella milizia e nel partito. Come d’altra parte certificò una commissione di ufficiali medici:  “Giovannino Leonardi, altezza m.1,72, peso Kg. 72, frequenza polso 74-72, respiro 18-21. Valutazione organica: intuizione generale ottima; validità muscolare ottima; infermità nessuna. Il dato conclusivo di valutazione è: superiore”.

E via per la guerra d’Africa, allora. Al ritorno il lavoro in acciaieria e non più nei campi di Giuncano. Meta dei pellegrini diventò così San Valentino-Borgo Garibaldi. Ma lì, forse proprio perché di mezzo c’era uno come Garibaldi, Giovannino di miracoli non ne fece più.