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Spoleto 1950: nel tronco di una quercia un tesoro e le ossa di un neonato

La prima, per il boscaiolo che stava abbattendo una quercia secolare per farne carbone, fu una sorpresa non proprio bella: da un buco che si era creato nel tronco dell’albero uscirono le ossa di un neonato, morto – si stabilì – almeno una settantina di anni prima. Ma la seconda sorpresa fu per lui decisamente migliore: perché nella quercia era stato nascosto anche un vero e proprio tesoro.

Era il 7 luglio del 1950, in un bosco in località “Le Aie” vicino Spoleto, Telesforo Proietti stava appunto abbattendo una quercia che, si calcolò, avrebbe fruttato qualche decina di quintali di legno. Per la verità non dette eccessivo peso, dopo un primo momento di sorpresa, al ritrovamento di quei resti di un bambino: di brutte storie di quel genere, risalenti ai secoli passati, ne aveva sentite parecchie. Altrettante in verità gliene avevano raccontate su fantomatici tesori nascosti nei tronchi degli alberi, sfruttando i buchi naturali in una quercia di quell’età, ma non avrebbe mai pensato che quelle storie potessero avere un fondo di verità.

A lui quella quercia serviva per farne carbone. Quindi la spezzettò e dispose i pezzi nella catasta della carbonaia. Quindi appiccò il fuoco. Quando, il giorno dopo, andò a prendere il carbone trovò in mezzo alla cenere una grossa quantità di oggetti preziosi, solo in parte danneggiati al fuoco che aveva fuso alcune parti.

Gli oggetti preziosi erano stati nascosti anch’essi in un buco del tronco, poi otturato con un sasso che, col passare degli anni, era stato inglobato nel legno della grossa quercia.

Le congetture e le leggende rispolverate si moltiplicarono in quei giorni dalle parti di Spoleto. Si pensò che a disfarsi del corpicino del bambino e dei gioielli fosse stata la stessa persona, ma ormai – di chiunque si fosse trattato – si era portato il proprio segreto nella tomba.