1897, Rosa tenta il suicidio: giovane, bella e col marito troppo geloso

suicidio

4 febbraio 1897
Rosa aveva 19 anni, “una bellissima bionda, snella ed elegante”, scrissero i giornali del giorno dopo. Era ternana, ma da qualche mese abitava a Roma. Suo marito, conosciuto e sposato a Terni, era un magistrato ed era stato trasferito nella capitale.
Rosa, così bella e giovane, quel giorno ad un tratto decise di togliersi la vita. Bevve tutto il contenuto di una boccetta di ammoniaca, durante una delle ennesime liti col consorte, Giuseppe Boccaccini, 40 anni, nativo di Ancona. Liti che erano diventate frequenti e che avevano origine sempre per lo stesso motivo: la gelosia dell’uomo. Liti violente che avevano spinto Rosa in diverse occasione ad andarsene di casa e tornarsene a Terni dai suoi. Le accuse continue ed infondate l’avevano stressata. Ogni volta, però, Giuseppe la andava a cercare e la convinceva a tornare con lui, nella casa romana di via del Governo Vecchio.

Una disputa più violenta delle altre e  Rosa se ne andò da casa, di nuovo. Anche se era ormai sera. Prese alloggio all’Albergo del Leone, in via Principe Amedeo. Il marito la rintracciò e la convinse di nuovo a tornare a casa. La mattina successiva l’aggredì verbalmente, rovesciandole addosso una sequela di insulti e di accuse. Come al solito. La reazione di Rosa fu disperata. Tentò di togliersi la vita bevendo l’ammoniaca. Giuseppe la soccorse, subito. L’accompagnò alla farmacia vicino casa sperando in un primo intervento mentre si aspettava che Rosa potesse essere trasferita in ospedale. Dove fu ricoverata in fin di vita.