Terni, defunta protesta per la foto sulla tomba

cimitero di l'aquila
Quella voce la sentiva dentro di sé, ogni volta che varcava il cancello del cimitero di Terni. Prima flebile poi sempre più forte man mano che si avvicinava alla tomba della madre. La signora Edvige, che al cimitero ci andava quasi tutti i giorni, aveva pensato sulle prime ad una suggestione, però ormai la cosa si ripeteva da anni. La voce era quella della madre della signora Edvige, morta da vent’anni e più. Possibile che ogni volta continuasse a sentire quella voce che ogni volta la madre le dicesse la stessa identica frase?
A volte con voce risoluta, insofferente. Poi col passare del tempo con voce lamentosa, a volte flebile, quasi rassegnata e supplichevole: “Strappa ‘sta fotografia, io ci soffro” era la frase che Edvige s’era poamri abituata a sentire. La fotografia  era quella messa sulla tomba, in una cornicetta ovale. Da dietro il vetro di protezione gli occhi della madre sembravano fissarla con particolare intensità.

Alla fine si decise: “Mi prendano pure per matta”, pensò tra sé la signora Edvige, decisa a far qualcosa. Con un coltello che s’era portato da casa scollò la cornice dalla lapide e sfilò la fotografia.
In vista c’era il ritratto di sua madre, ma il retro della foto non era bianco come avrebbe dovuto essere: c’era anche lì un’immagine. Era quella di un uomo, morto. La foto era stata scattata sul catafalco. La signora Edvige si sentì quasi svenire, primo perché non sapeva spiegarsi come sua madre avesse potuto mandarle quel messaggio, poi per l’indignazione. La notizia intanto era arrivata a qualche giornalista e fu pubblicata da alcuni quotidiani, come fatto misterioso, ma con dovizia di particolari a parte la delicatezza di tacere il cognome della protagonista della storia che fu indicatocon una X.
Comunque appariva chiaro che, a suo tempo, Il fotografo aveva riciclato foto stampate in più o che erano state rifiutate visto il soggetto che v’era impresso, dai parenti del defunto raffigurato. Lui, il fotografo, aveva risparmiato riciclando la carta fotografica. D’altra parte: va un po’ a pensare che dall’aldilà uno si  prenda la briga di smascherare un piccolo garbuglio quasi innocente?