Todi, per sei anni in casa col padre sepolto in cantina


Todi, 10 luglio 1950 – Per sei anni due fratelli e la madre avevano vissuto come niente fosse nella loro casa nei pressi di Todi, sapendo che in cantina c’era il cadavere del padre Rufino, murato sotto una strato spesso di mattoni e calce. Sei anni che Pio e Dante trascorsero, almeno all’apparenza, nella più assoluta normalità ed indifferenza, mentre del padre si sapeva solo che era scomparso misteriosamente nell’agosto del 1944. Va a capire quel che era accaduto a Rufino che, all’epoca della scomparsa, aveva 55 anni: la confusione e il disastro della guerra avevano reso credibile che un uomo potesse sparire senza lasciar traccia. Erano stati i tedeschi in ritirata – raccontavano Pio, Dante a la madre – che lo avevano preso e portato via con loro.sei

Invece Rufino era stato assassinato con una martellata in testa. Era il 10 luglio del 1950 quando la verità salì a galla. I carabinieri di Todi non avevano mai chiuso l’indagine sulla scomparsa dell’uomo e quando seppero che nel corso di un diverbio nato tra i due fratelli (che nel 1950 avevano 19 e 23 anni) uno dei due acecato dall’ira perse i freni e fece riferimento esplicito alla fine del genitore. I carabinieri si recarono nella loro abitazione per un sopralluogo e trovarono la sepoltura in cantina. Vi erano i resti di Rufino e già a prima vista si capì la causa della morte: aveva il cranio sfondato.

I due giovani furono interrogati e alla fine Dante, il più giovane, confessò: il fratello Pio durante una lite col padre gli aveva vibrato la martellata fatale. Poi per evitare che si scoprisse il parricidio avevano pensato alla fossa in cantina. Furono entrambi arrestati e con loro la madre ed altri due familiari.

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