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Uccise in duello un commilitone, rinviato a giudizio

Il 3 maggio 1867 il giudice istruttore presso il Tribunale di Perugia emetteva l’ordinanza di rinvio a giudizio davanti al Tribunale correzionale per un sottotenente che aveva ucciso in duello un suo commilitone, anch’egli ufficiale.

Il duello aveva avuto luogo all’alba del 16 marzo di quello stesso anno. Moisé Federico Sacerdoti, sottotenente del 38. Reggimento fanteria di stanza a Perugia, aveva ferito mortalmente il rivale, Giacinto Ferrero, sottotenente del 38. fanteria. Ferrero subì in particolare una profonda ferita al costato per la quale morì dopo due giorni di agonia.

Sull’episodio ci fu una lettera alla Gazzetta Piemontese di Francesco Ferrero, padre del giovane ufficiale morto. “I duelli – scrisse – prendono ormai troppo vasta proporzione”,nonostante “Havvi una legge militare che proibisce i duelli, ma intanto se viene a cognizione che un ufficiale abbia ricusato di battersi, esso è rimosso o degradato quale vile o codardo”.

“Questa legge – continuava il padre dell’ufficiale ucciso – è lo stesso come se non esistesse, perché inetta a reprimere lo scandalo di frequentissimi duelli a grave pregiudizio  di tanti sventurato ufficiali che colla spada dovrebbero soltanto difendere la patria e non uccidersi miseramente tra di loro per un lieve puntiglio d’onore di certe bagattelle”.

Chiedeva quindi, Francesco Ferrero, “una legge più severa da doversi escludere dal servizio militare ogni qualunque ufficiale che proponga od accetti un duello; o quanto meno che si permettesse un duello speciale, nel quale i duellanti dovessero servirsi di due spade deposte espressamente nell’ufficio dello stato maggiore di ogni reggimento, costrutte in modo che sotto la punta di esse fossevi un pezzo di sughero o simile bene assodato a livello dell’arma, onde non impedisca la scherma, ma che intanto queste spade non potessero penetrare nel corpo umano che per la cavità di un centimetro e mezzo. Con tal modo la pretesa soddisfazione individuale sarebbe appagata e tolto ai duellanti il pericolo di morte”.

Il sottotenente Sacerdoti rischiava una condanna ad un anno di carcere o di confino.