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Villalago, ponti Romani e immondizia

 

La sorpresa arriva quando, fermandosi e scendendo dall’automobile, e si dà un’occhiata meno distratta a quei ponticelli che permettono di superare la serie di canali di scolo che scendono dalla montagna: la strada è quella che, proveniente da Rieti, al bivio tra Piediluco ed Arrone svolta verso questa ultima direzione. E’ per intendersi la strada di Villalago, in posizione panoramica sul lago di Piediluco. I ponti sono decina. Si individuano per un muretto di pietra che sta sulla sinistra di chi marcia in salita, e un breve tratto di guard rail sulla destra.

Niente di che. Ma se si scende a piedi verso il fondo del canaletto si nota che ci si trova al cospetto di ponti progettati e costruiti dai mastri muratori del tempo dei Romani. In piccolo si ripetono gli schemi costruttivi dei più conosciuti ed ammirati ponti della Flaminia _ tanto per fare un esempio _ anch’essi in qualche caso di difficile individuazione, al giorno d’oggi, come accade per il ponte Caldaro, sul tratto della Flaminia che da Narni Scalo va a San Gemini e Carsulae. Quando mai _ nell’esempio del ponte Caldaro _ l’automobilista potrebbe pensare di passare sopra ad un monumento? Il fondo stradale di asfalto, le righe bianche della segnaletica orizzontale; il massiccio guard rail che ricopre le spallette in muratura. Per fortuna _ ammesso che qualcuno ci faccia caso _ c’è comunque una piccola tabella esplicativa.

La stessa cosa accade a chi transita lungo la strada di Villalago. Qui, oltre alle “mascherature” necessarie per la sicurezza stradale, a misconoscere certe presenze storiche interessanti contribuisce anche la più completa anonimità. Cosicché, c’è chi non trova di meglio per infrattare proprio lì, sacchi d’immondizia, nonostante, anche su quella strada, si rovi qualche cassonetto. Quei ponti opera seppur minore dell’ingegno dei maestri muratori Romani, meriterebbero un po’ di rispetto. non vengono da alcuno considerati. Appare evidente che quella strada era uno dei tanti diverticoli che collegavano le grandi vie consolari. Le quali in effetti si svilupparono _ partendo dalla via principale _ in una fitta rete di comunicazione stradale. E’ quello un tratto di un diverticolo della Salaria, quella che da Roma portava (e porta) a Rieti e quindi Ascoli Piceno. Uno dei numerosi diverticoli, probabilmente nemmeno il più importante nella zona dell’Umbria meridionale se si considera l’altro, il diverticolo che nella toponomastica ternana è ancor oggi Via Salaria (o Salara) ed è quella strada che dal San Valentino conduce a Macchia di Bussone e quindi, incuneandosi tra Collescipoli e Stroncone va verso la Sabina e Poggio Mirteto. Ritenuto forse più importante, quest’ultimo diverticolo, pur se esso non presenta le stesse testimonianze di quello che portava ad Arrone e , poi, verso la Valnerina e la Flaminia verso l’odierna Strettura.

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Vedi anche: Tragica scomparsa del barone di Villalago