1984: addio a Mario Ridolfi maestro dell’architettura

11 novembre 1984, una domenica sera: era già buio quando si accorsero che nelle acque del canale delle Marmore c’era il corpo di un uomo. I vigili del fuoco lo tirarono a riva e si scoprì che quel vecchio di otttant’anni era Mario Ridolfi, uno dei più conosciuti urbanisti e architetti italiani. L’architetto che aveva redatto il piano regolatore di Terni, città ancora tutta da ricostruire dalle rovine della guerra e delle bombe e che, in collaborazione con Wolfgang Frankl e Domenico Malagricci, aveva reso più bella e moderna.

Ridolfi palazzo uffici
Il Palazzo degli uffici a fianco a Palazzo Spada un progetto di Mario Ridolfi rimasto sulla carta. (part. del plastico)

Aveva lavorato in parecchie parti d’Italia, Ridolfi, romano, comunista e per un periodo in consiglio comunale a Roma fiero oppositore delle giunte democristiane che governavano  la città.

Ma a Terni era fortemente attaccato ed aveva scelto di vivere, già anziano, nella casa che si era costruito a Marmore, “Casa Lina”, oggi luogo oggetto di continue visite di studenti di architettura e di chiunque apprezzi l’arte del costruire. Lina, sua moglie. In quella grande casa l’architetto Ridolfi era rimasto solo dopo la scomparsa della sua donna. Agli acciacchi dell’età, alla solitudine, s’era aggiunta una malattia degli occhi (il glaucoma) che stava portandolo alla cecità che gli impediva di disegnare, progettare, sognare.

Quella domenica decise di farla finita. Scelse il canale che porta l’acqua alla cascata delle Marmore, proprio dietro “Casa Lina”.

 

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