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Ottobre 1985, in Umbria 2.500 prepensionati

1 ottobre 1985

“Nell’arco di tre anni in Umbria oltre duemllacinquecento lavoratori hanno dovuto accettare i prepensionamenti. Per le donne quindi si è trattato di andare in pensione all’età di 50 anni, mentre gli uomini a 55”.  Un fenomeno allarmante che preoccupava non poco, Una preoccupazione raccolta da “L’Unità” che illustrava la situazione dell’Umbria in una articolo a firma Franco Arcuti. E pensare che era solo l’inizio. “Se si considera poi che in molti casi le aziende, dichiarando lo stato di crisi, possono usufruire della cassa integrazione, allora l’età di prepensionamento si abbassa di altri due anni”, aggiungeva l’Unità.
2.500 prepensionamenti solo nelle grandi imprese operanti nel territorio regionale: “Terni”, Buitoni, Ellesse e Spagnoli. “Lavoratori in piena capacità produttiva sono stati estromessi dal mondo della produzione”, spiegava l’articolo e “se da una parte il prepensionamento ha significato il male minore di fronte al licenziamento in tronco, dall’altra non si può nascondere che un uomo di 53 anni, o una donna di 48 anni, vivano processi di vera e propria emarginazione sociale una volta fuori dalla fabbrica, perdendo il contatto con una parte della loro vita, in un momento in cui essi si sentono ancora produttivamente validi.
La speranza era che, in compenso, si liberassero posti per i giovani in cerca di occupazione che, allora, in Umbria erano quarantamila. A conti fatti non è stato così.

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