Gastone conte fasullo: era un disertore perugino

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3 agosto 1916

Gastone conte di Rovero: si presentava così. Era un tenente di cavalleria, o almeno questo è quel che raccontava la divisa che indossava. Invece non era un ufficiale dell’Esercito, tanto meno della cavalleria e, soprattutto non era nemmeno un conte. Sotto quella divisa elegante si nascondeva Gino Bencivenni, vent’anni, perugino. Il quale aveva trovato così il modo di farsi fare credito da alcuni negozi milanesi dove aveva acquistato merce per diecimila lire (a valori di oggi quasi trentamila euro) per poi dileguarsi. Tra i truffati negozi di abbigliamento, una gioielleria, una pensione dove aveva alloggiato. Ma non fu quella l’unica pensione in cui dimorò: ce n’era quantomeno un’altra, la pensione “Semenza”: qui aveva conosciuto e irretito una pittrice fiorentina che all’improvviso s’era trovata abbandonata e senza gioielli.

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Ufficiali di cavalleria in alta uniforme

La squadra mobile di Milano, cui tutti i truffati denunciarono l’accaduto, emise ordine di cattura contro il sedicente Gastone di Rovero, al secolo Gino Bencivenni. Glielo notificarono nel carcere militare di Gaeta dov’era stato nel frattempo recluso essendo stato condannato dal tribunale di guerra di Portogruaro a sette anni per diserzione e falso.