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Spoleto 1948, “Ho ucciso mia moglie, ma volevo solo farle uno scherzo”

Lui ci provò: “Si ho sparato a mia moglie ma era uno scherzo, credevo che il fucile fosse scarico, invece mio nipote lo aveva caricato a mia insaputa”. La donna, Pierina Z., di 34 anni, era morta fulminata da una scarica di pallini sparatale in faccia da distanza ravvicinata, nella tarda serata di sabato 20 novembre 1948, a Pompagnano, una frazione di Spoleto. A far fuoco era stato Costantino R., boscaiolo. Che pareva non darsi  dava pace per il tragico avvenimento. Pierina era incinta di quattro mesi.

Sulle prime gli credettero. Aveva preso il fucile appeso al muro in camera da letto e scherzando si era rivolto alla moglie: “Che bel colpo se tirassi contro di te”, disse e premette il grilletto convinto di sentire solo un clic. Invece lo sparò risuonò nel silenzio della casa nella campagna di Pompagnano. La donna morì all’istante, la bambina di sei anni, una delle tre figlie della coppia, che era a letto con lei rimase illesa: choccata ed impaurita non riuscì a dire niente  agli inquirenti che misero a verbale che non aveva visto né sentito niente. C’era una sola “stranezza”. Dalla casa qualcuno che viveva con coppia s’era allontanato precipitosamente non appena sentito lo sparo. Si trattava di un parente di Costantino, anch’egli boscaiolo, il cui figlio Enrico, di 16 anni, viveva con la coppia aiutandola nel lavoro della campagna. Sulle prime si era pensato che fosse stato il ragazzo a fuggire, conscio della propria responsabilità per aver messo le cartucce nel fucile da caccia dello zio ad insaputa di quest’ultimo.

Ma le cose stavano diversamente, come si scoprì nei successivi accertamenti che si conclusero con l’arresto di Costantino per uxoricidio.

A fuggire precipitosamente non era stato il ragazzo, ma appunto suo padre che quella sera del 20 novembre era in casa del suo parente: stava scaldandosi accanto al camino – riferì – quando Costantino entrò in casa,e, senza nemmeno rivolgergli  parola, s’era diretto verso la camera da letto. Pochi istanti dopo lo sparo. Affacciatosi sulla porta della camera da letto vide alla debole luce di un lume, Pierina in un lago di sangue. E scappò. Ad aggravare la posizione dio Costantino contribuì il racconto dei fatti da parte di Enrico, il ragazzo riferì di aver sentito, dalla camera vicina, lo zio pronunciare le parole: “Te l’ho promessa una schioppettata e te la do”. Lui, il ragazzo, era accorso e aveva visto lo zio far fuoco: “E tu sta’ zitto – lo aveva minacciato il boscaiolo – se no vai in galera anche tu”.

Il boscaiolo uxoricida comparve tre anni dopo davanti alla Corte d’Assise: se la cavò con una condanna a sei anni di galera.

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